Category Archives: Blog
Il Governo Renzi

In queste ore il nuovo Governo Renzi è in Parlamento per il passaggio istituzionale di fiducia che, a quanto pare, dovrebbe essere data per concessa sia al Senato che alla Camera.
Una bella squadra composta da tanti giovani, la metà dei quali donne, alcuni di età inferiore ai 40 anni, con una media di 47 (sono purtroppo i 64 anni del ministro Padoan che la influenzano negativamente). Sedici in tutto, un Governo snello – dunque – con un Presidente del Consiglio di 39 anni, neanchè l’età prevista per poter occupare un seggio al Senato. Un solo Governo contava un numero inferiore di ministri, 15 per la precisione, ma bisogna tornare indietro al Governo De Gaspari ter.
L’Italia si presenta come un Paese diviso; i risultati delle elezioni dello scorso anno non hanno decretato un vero vincitore per cui si è reso necessario ricorrere ad un Governo di larghe intese, retto da Enrico Letta, che si è andato man mano sfaldando, anche per le via delle significative trasformazioni intervenute nei due principali partiti politici che lo sostenevano, il PD ed il PdL. Nel primo, le primarie avevano incoronato nuovo Segretario Matteo Renzi e determinato conseguentemente nuovi rapporti di forza nel suo interno. Nel secondo, invece, il Partito era stato sciolto a favore di una nuova formazione politica, che riprendeva l’originaria denominazione di Forza Italia del 1994, nel mentre un gruppo di dissidenti si costituiva in autonoma formazione denominata Nuovo Centrodestra, che decideva di mantenere il proprio appoggio al Governo Letta, a differenza di F.I. che, al contrario, passava all’opposizione.
L’accelerazione che il nuovo Segretario del PD intendeva dare al processo di riforme di cui l’Italia ha davvero tanto bisogno e l’intervenuta sentenza della Corte Costituzionale con la quale veniva spazzata via la vigente legge elettorale, segnavano di fatto la fine del Governo Letta e aprivano le porte a due scenari possibili: scioglimento delle Camere con indizione di elezioni anticipate senza una nuova legge elettorale oppure il tentativo di salvare la Legislatura con l’impegno di portare avanti, una volta per tutte, le attese riforme costituzionali unitamente alla nuova legge elettorale.
Il Presidente della Repubblica ha optato coerentemente per la seconda ipotesi, conferendo l’incarico di formare il nuovo Governo al neo Segretario del PD Matteo Renzi.
Dalle immagini televisive circolate nelle scorse ore si è avuta netta l’impressione che Enrico Letta abbia giudicato l’operazione come una pugnalata alle spalle da parte di Matteo Renzi e quindi una scorrettezza nei suoi confronti e del suo Governo; significativo è il filmato della cerimonia del “campanello” (passaggio di consegne) nel corso della quale Letta si presentava accigliato e visibilmente contrariato. Circolano voci di una probabile volontaria fuoruscita di Letta dal PD verso una nuova formazione politica.
Riuscirà veramente Renzi ad assicurare quella discontinuità con il passato, indispensabile per assicurare una svolta efficace del nostro Paese?
La storia parlerà di un giovane con spiccate qualità e capacità che è stato in grado di “cambiare il verso dell’Italia” oppure del solito arrivista ed opportunista di turno?
Ai posteri l’ardua sentenza.
Tra i tanti articoli dei giornali letti nella giornata odierna, ho trovato interessante quello di Francesco Alberoni, pubblicato su “Il Giornale”, che riporto testualmente, qui di seguito.
Un Paese diviso: c’è chi pedala e chi, invece, frena.
Al di là dei nomi e degli schieramenti le forze in campo sono solo due
Tutte le formazioni sociali si formano attraverso i movimenti in cui le gente confluisce spontaneamente, mossa dal desiderio ardente di cambiare il vecchio mondo, la vecchia società e crearne una più giusta. È così che sono nati il partito Comunista, Socialista, Liberale, Repubblicano e Democristiano che hanno scritto la nostra Costituzione. Una Costituzione in cui non è il popolo a eleggere il governo, ma il Parlamento (Camera più Senato) che potrebbe perciò cambiarlo anche ogni mese. Oggi tutti questi partiti storici sono scomparsi, e al loro posto ci sono delle formazioni nate da altri movimenti: Lega, Italia dei valori, Forza Italia a cui da ultimo dobbiamo aggiungere i Grillini, e i Renziani.
Ma c’è un movimento di Renzi, visto che Renzi è segretario del Pd e presidente del Consiglio, quindi una istituzione? Certo, è un movimento anomalo senza sigle e bandiere, ma che ha moltissimi seguaci e potenziali elettori un po’ dovunque, nel Pd, nei centristi, in Forza Italia, perfino fra i grillini, gli incerti e gli astenuti. Renzi è un capo carismatico e stanno con lui tutti quelli che vorrebbero un maggior dinamismo e una riforma costituzionale che riduca i poteri paralizzanti del Parlamento e dia all’esecutivo il potere di rimodernare dalle fondamenta l’apparato costosissimo e sclerotizzato dello Stato. Corrispondentemente si trova contro tutti i partitini che temono di sparire, la burocrazia inefficiente e costosa che vuol continuare a crescere e a spendere e, infine, i grillini che vogliono tutto il potere per instaurare una dittatura totalitaria.
Sono queste le due coalizioni reali, le reali potenze politiche che, al di là dei nomi dei partiti o delle sigle, si stanno scontrando nel Parlamento e, un giorno, si scontreranno alle elezioni. E se le elezioni verranno condotte con un sistema che elegge un governo certo, stabile e forte, l’Italia prenderà slancio. Se invece verranno fatte ancora con il metodo tradizionale o il proporzionale, resteremo nella palude parlamentare limacciosa in cui ci troviamo da decenni.
Foto tratta dal sito internet: https://www.google.it/search?q=il+governo+renzi+foto&tbm
HIC OBIIT STUPOR MUNDI

Ospito con piacere sul mio Sito/Blog un articolo pubblicato lo scorso 8 febbraio su www.gazzettaweb.net dall’amica Antonietta Zangardi, concernente la presentazione a Torremaggiore dell’ultimo libro del noto storico della Capitanata Mario A. Fiore, che tratta della lunga vertenza legale tra le città di Lucera e Torremaggiore per il possesso del locale sito archeologico di Fiorentino, dove dettò le sue ultime volontà e morì Federico II di Svevia.
“HIC OBIIT STUPOR MUNDI”
Il grande imperatore Federico II di Svevia finì i suoi giorni a Fiorentino in terra di Capitanata, sito archeologico e monumentale, storico e ambientale nel territorio di Torremaggiore.
Sabato 1 febbraio nell’Aula Magna del Castello Ducale di Torremaggiore, gremita da un folto pubblico di studenti, studiosi e appassionati di storia, è stato presentato l’ultimo lavoro dello storico della Capitanata Mario A. Fiore, “Hic obiit Stupor Mundi”, Roma 2013, a margine della vicenda giudiziaria, che ha visto contrapposti il comune di Lucera e quello di Torremaggiore, pertinente il sito storico-archeologico di Fiorentino in Capitanata.
Ha introdotto la serata il sindaco di Torremaggiore, dott. Costanzo di Iorio, ha proseguito la dirigente alla cultura Maria A. De Francesco e quindi l’Assessore alla cultura Marcella Bocola. L’autore, avv. Mario A. Fiore ha deliziato il pubblico con un suo ampio e documentato intervento.
Prima di presentare il lavoro dell’avvocato Fiore, mi corre l’obbligo di introdurre brevemente la figura di Federico II, sovrano tanto amato, che ha affascinato moltissimo le numerose generazioni di studenti con i quali ho vissuto la mia esperienza scolastica come docente. A causa della mancanza di notizie sui libri di testo di Storia, decisi di scrivere nel 2001, per i tipi delle Edizioni del Poggio, una breve biografia dell’Imperatore Svevo, “Federico II Terzo Vento di Soave”, in veste epistolare, frutto di studi personali e dedicata ai giovani lettori che avrebbero voluto conoscere più approfonditamente questo carismatico personaggio, ancora vivo nel nostro territorio.
I consensi a quella pubblicazione da parte dei ragazzi, dei giovani e dei docenti sono stati molteplici e gratificanti.
Oggi, grazie al lavoro dell’avv. Fiore e dopo aver ricevuto, con mio sommo piacere, la copia n. 49 delle sole n. 99 stampate, mi ritrovo a scrivere ancora sul fulvo imperatore e precisamente mi soffermerò sulla conclusione della diatriba legale tra le civiche amministrazioni di Lucera e Torremaggiore, con esiti positivi per quest’ultima.
“Hic obiit Stupor Mundi” cioè a Castel Fiorentino finì i suoi giorni lo Stupore del Mondo, Federico II.
Tanti sono gli appellativi attribuiti al grande imperatore svevo Federico II, oltre a Stupor Mundi, anche Puer Apuliae, Sol justitiae, Terzo vento di Soave, vero imperatore europeo, abile diplomatico, politico accorto, stratega e cosmopolita, mecenate, colto letterato, astronomo, sovrano illuminato. Fu un personaggio mitico e controverso che finì i suoi giorni nel nostro territorio di Capitanata, a Fiorentino, per cui le luci non potranno mai spegnersi e il sipario non potrà mai calare su questo personaggio entrato ormai nella leggenda, anche perché la letteratura si è impossessata della sua storia trasformandola in mito.
L’avv. Mario A. Fiore ha seguito la vicenda giudiziaria del sito storico-archeologico di Fiorentino, territorio preteso dalla città di Lucera e nel libro riporta sia la vicenda legale sia la ricerca storica.
Per vari lustri le civiche amministrazioni di Torremaggiore contrastarono le mire ambiziose di quelle di Lucera per il possesso di “ … un sito cospicuo per valore storico, monumentale e archeologico, intriso di sacertà tale da poter essere a ragione riguardato qual patrimonio dell’umanità, ove finì il suo peregrinare terreno, l’astro fulgente dell’immarcescibile Puer Apuliae.”
A Castel Fiorentino e “… non a Firenze doveva avverarsi l’oracolo che egli sarebbe morto sub flore” riporta lo studioso tedesco Hernst Kantorowicz, autore della più completa biografia dell’Imperatore. Le ultime volontà nel testamento fridericiano, atto normativo che, insieme alle Costituzioni di Melfi rappresenta uno dei documenti di maggior momento per la storia dell’Occidente europeo, furono dettate “ … Apud Florentinum in Capitinata”.
La contesa legale tra le città di Lucera e quella di Torremaggiore è andata avanti per svariati lustri per “ … la proprietà, il possesso di un sito storico monumentale e archeologico, quasi sconosciuto ai profani, (che) rappresenta per gli specialisti e gli addetti, e per molteplici istanze, un riferimento ragguardevole per la conoscenza dei podromi del vissuto presente.”
I numerosi giudizi legali affrontati sono finiti tutti con verdetti favorevoli al comune di Torremaggiore, ultimo quello della Corte d’Appello di Bari.
L’introduzione del libro chiarisce il ruolo svolto dall’autore per un ventennio, gravato dall’onere ma anche gratificato dall’onore di assistere e rappresentare la comunità della borgata dauna di Torremaggiore “… sia nelle Curie di Giustizia sia in incontri e simposi storico- giuridici.”
L’autore si rammarica per la rivendicazione materiale di quelle gloriose rovine e auspica di coltivare e favorire la ricerca di un’armonia fra le popolazioni in nome del fulvo Svevo.
A Fiorentino in Capitanata, un ermo poggio a cavaliere del Tavoliere di Puglia, si realizzò una pagina di storia alla quale l’Europa odierna e i cittadini delle diverse Nazioni che la costituiscono “ … devono moralmente sentirsi appartenere ed essere tributari.”
Federico II, alla continua ricerca del giusto, del bello e dell’armonia tra i popoli, con la sua lungimiranza concepì l’idea dello Stato unitario in cui dovevano convivere le diverse caratteristiche dei popoli.
La pubblicazione riporta, oltre alle disposizioni testamentarie del nostro, anche il valore storico del “testamento” dal diritto giustinianeo, alla legislazione longobarda e a quella normanno-sveva. L’incipit – protocollo del testamento fissa l’etica fridericiana, “ ribadendo sotto il profilo escatologico, la corruttibilità ontologica della natura umana”, concetto della dottrina di S. Agostino.
L’autore riporta quindi un’analisi storica del territorio di Torremaggiore. Il “ viaggio storico nei tempi andati …” per presentare lo Stupor Mundi, ci vede procedere “ … verso il futuro non cessando mai di guardare al passato”.
Dopo la morte dell’imperatore, Fiorentino decadde lentamente secondo alcuni storici, mentre secondo altri, presa d’assedio e disfatta dalle truppe papaline, la città fu declassata e abbandonata da molti abitanti che si rifugiarono a Torremaggiore.
La storia di Fiorentino prosegue con i de Sangro e quindi con l’interesse mostrato dagli studiosi per questo sito archeologico e la denuncia per l’abbandono: “ … a vivere nel deserto, diventa deserto anche la fantasia! ”.
Belle e preziose pagine di storia e di giurisprudenza quelle dell’avv. Mario A. Fiore!
Auspichiamo che Fiorentino sia riportata allo splendore del suo reale valore storico e che divenga patrimonio dell’umanità.
Non dobbiamo mai permettere che si cancellino vestigia e reperti e che si impedisca la ricerca della verità storica perché se sparirà il passato, non sapremo più progettare un futuro migliore e sarà veramente faticoso ripartire da zero.
Poggio Imperiale 3 febbraio 2014
Antonietta Zangardi
La cassoeula

In questi giorni di freddo, pioggia e neve che imperversano nel Nord Italia, Lombardia compresa, qualche piatto caratteristico lombardo di stagione, come ad esempio la cassoeula, proprio non guasterebbe.
La cassoeula è un pietanza tipica della tradizione popolare e della cucina milanese e lombarda e rappresenta il principe dei piatti invernali, preparato per celebrare quello che restava dalla macellazione del maiale.
Sicuramente non proprio un piatto leggero, eppure molto amato dai vecchi milanesi e lombardi in genere, ma anche dai buongustai di qualunque provenienza.
La cassoeula è detta anche bottaggio (termine derivante probabilmente dal francese potage).
Pare, in proposito, che il grande musicista Arturo Toscanini ne fosse molto ghiotto.
Il piatto, così come viene preparato, risalirebbe all’inizio del XX Secolo, ma le sue varianti più antiche sono di origine incerta e controversa.
Gli ingredienti principali della cassoeula sono le verze, che la tradizione prevede vengano utilizzate solo dopo la prima gelata, e le parti meno nobili del maiale, come la cotenna, i piedini, la testa e le costine.
Oggigiorno, nell’attuale preparazione, sia in casa che nei ristoranti, si ha la tendenza ad alleggerire in qualche modo i condimenti e a utilizzare esclusivamente costine (magre), salamini da verza (altrettanto magri) e solo qualche pezzo di cotenna (ben sgrassata), al fine di rendere il piatto meno pesante e maggiormente digeribile, oltre che più salutare.
Generalmente è un piatto unico, servito con una buona polenta fumante.
Il termine cassoeula potrebbe derivare dal cucchiaio con cui la pietanza viene mescolata durante la sua preparazione (“casseou” in dialetto lombardo) o dalla pentola in cui si prepara (casseruola).
Un’altra ipotesi farebbe risalire la cassoeula alla tradizione di prepararla in occasione della costruzione delle case, quando l’edificio giungeva al tetto, e il nome sarebbe da attribuire all’attrezzo utilizzato per rimestarla, per l’appunto la “cazzuola” (l’attrezzo proprio dei muratori).
Secondo alcuni, il piatto è legato alla ritualità del culto popolare di Sant’Antonio Abate, festeggiato il 17 gennaio, data che segnava, un tempo, in Lombardia, la fine del periodo delle macellazioni dei maiali. I tagli di carne utilizzati per la cassoeula erano quelli più economici e avevano lo scopo di insaporire la verza, elemento invernale basilare della cucina contadina lombarda nei secoli scorsi. Per altri, invece, il piatto, di origine barocca, prevedeva l’utilizzo di diversi tipi di carne e che vi sia stata, poi, una successiva semplificazione e riduzione di ingredienti. Ma è anche ritenuto plausibile che i due piatti, la versione “povera” e la versione “ricca”, avessero origine diversa e che, via via, vi sia stata una sorta di convergenza che ha portato, alla fine, al piatto come è attualmente conosciuto.
Nella tradizione culinaria popolare europea si rinvengono piatti con ingredienti simili, come le diverse forme di “Potée” francesi (minestre a base di cavolo e maiale) o la “Choucroute alsaziana”, a sua volta derivata dal “Sauerkraut” tedesco (entrambi i piatti sono basati su crauti e carne di maiale e sono preparati però con ingredienti già passati da un procedimento di conservazione). Altro piatto della tradizione tedesca è il “Kasseler” (“càssola” nella pronuncia tedesca), consistente in tagli di maiale affumicato servito con un contorno di cavolo verza
Una ulteriore leggenda vuole infine che la cassoeula sia da far risalire ad un soldato spagnolo che invaghitosi di una giovane donna milanese, cuoca di una famiglia nobile, le abbia insegnato la ricetta e che in seguito la giovane abbia proposto con successo il piatto alla famiglia presso cui prestava servizio.
Ma, comunque siano andate le cose, ritorniamo ora ai tempi attuali e diciamo pure che una buona cassoeula non si può rifiutare, soprattutto in questi periodi di temperatura polare … “semel in anno licet insanire” !
Visitare il “MoMa” a New York

Andare a New York e non visitare il “MoMa” (acronimo di “Museum of Modern Art”), è un po’ come mangiare una pizza senza il pomodoro e la mozzarella.
E’ un’opportunità da non perdere, sia per l’originalità delle esposizioni ma anche per la mole delle opere di qualunque genere messe in mostra.
Io e mia moglie abbiamo avuto il piacere e l’occasione di maturare nel 2009 questa interessante esperienza, e devo dire che ne è valsa la pena: siamo rimasti veramente entusiasti.
Il “MoMa” viene dai più considerato il primario museo di arte moderna del mondo intero, con le sue 150.000 opere, gli oltre 22.000 film e i 4 milioni di fermi immagine presenti e considerati, a giusta ragione, la miglior collezione di capolavori di arte moderna esistente.
Il “MoMa” nacque nel lontano 1929, da un’idea molto originale della moglie del miliardario John D. Rockefeller e due sue amiche, all’epoca denominate “Le Signore” o “Le ardite Signore” o anche “Le Signore adamantine”, che inizialmente realizzarono uno dei primi musei interamente dedicato all’arte moderna e di avanguardia, in un palazzo molto modesto di New York, preso in affitto.
Immediato fu il successo, tant’è che importanti personaggi dell’arte e della cultura vennero subito chiamati a far parte del gruppo dirigente del nuovo museo, accrescendo lustro e fornendo nel contempo lo slancio necessario per la sua affermazione in campo internazionale.
E la collezione del museo, che in origine era composta di sole otto stampe e un disegno, avuti grazie ad una donazione, si ampliò velocemente.
Già nel mese di novembre dello stesso anno di fondazione, si tenne la prima mostra di successo, in cui furono esposte opere di Van Gogh, Gauguin, Cézanne e Seurat.
Il museo, dapprima trasferito momentaneamente in sei stanze tra gallerie e uffici al dodicesimo piano del Manhattan’s Heckscher Building, all’angolo tra la 5ª Avenue e la 57ª Strada, nei suoi primi dieci anni di vita si spostò in altre tre sedi provvisorie.
Attualmente il “MoMa” si trova a Midtown Manhattan a New York, sulla 53ª strada, tra la Quinta e la Sesta Avenue.
La collezione del museo propone un’incomparabile visione d’insieme dell’arte moderna e contemporanea mondiale, poiché ospita progetti d’architettura e oggetti di design, disegni, dipinti, sculture, fotografie, serigrafie, illustrazioni, film e opere multimediali.
La biblioteca e gli archivi del “MoMA” raccolgono più di 300.000 libri e periodici e le schede personali di oltre 70.000 artisti.
Il museo aumentò la propria fama a livello internazionale con la celebre retrospettiva dell’opera di Picasso del 1939-40, organizzata in collaborazione con l’Art Institute of Chicago. Grazie alla varietà delle opere esposte rappresentò una significativa reinterpretazione dell’arte del pittore spagnolo, apprezzata dagli studiosi d’arte e dagli storici.
L’edificio che ospita il “MoMa” è stato sottoposto a notevoli lavori di restauro e ammodernamento tra il 2002 e il 2004. Il palazzo è stato ridisegnato dall’architetto giapponese Yoshio Taniguchi. L’opera di rinnovamento ha quasi raddoppiato gli ambienti a disposizione producendo quasi 58.000 m² di nuovi spazi.
Il Peggy and David Rockefeller Building sul lato occidentale ospita le gallerie dell’esposizione principale, mentre il The Lewis B. and Dorothy Cullman Education and Research Building sul lato orientale accoglie sale per conferenze, concerti, laboratori per gli insegnanti d’arte, la biblioteca del museo e gli archivi.
Tra i due edifici si trova, anch’esso ampliato, l’Abby Aldrich Rockefeller Sculpture Garden, dove si trovano due sculture di Richard Serra.
Il numero dei visitatori del “MoMa” è salito fino a 2,5 milioni all’anno a fronte dell’1,5 che entravano nelle sue sale prima del rinnovamento, con una stabilizzazione intorno ai due milioni di visitatori l’anno.
Tra le tante cose belle e interessanti da scoprire, al “MoMa” è possibile ammirare anche molte delle celebri opere dei più significativi artisti conosciuti, quali (solo per citarne qualcuno) De Chirico, Picasso, Dalì, Cézanne, Monet, Van Gogh … e tante, tante altre opere di diversi importanti artisti statunitensi e di ulteriori paesi del mondo.
La visita al “MoMa” non delude proprio nessuno, ce n’è per tutti i gusti … basta avere tempo a sufficienza e soprattutto la voglia di “scandagliarlo” in ogni suo angolo, sala dopo sala, piano per piano, senza paura di stancarsi!
Cathédrale Notre Dame de Paris, samedi 14 décembre 2013

Ho avuto il piacere di assistere con mia moglie a Notre Dame di Parigi, la sera di Sabato 14 dicembre scorso, alla Santa Messa prefestiva delle 18,30 (Temps de L’Avent et de Noël 2013) celebrata dal Mgr Patrick Jacquin, chanoine et recteur-archiprête de la Cathédrale, preceduta alle 17,45 dai Vespri , “Les Vêpres”, a loro volta celebrati dallo chanoine Patrice Sicard, chapelain.
Due cerimonie religiose di suggestivo interesse in un contesto storico – architettonico di esclusiva bellezza, quale la Cattedrale di Notre Dame di Parigi, impreziosite da solenni quanto soavi musiche e canti.
Ed ancora più unico che raro è stato poi il concerto d’organo che ha avuto inizio, sempre in Cattedrale a partire dalle ore 20,00.
« Audition au Grand Orgue de Notre Dame de Paris »
Concertiste : Yuka Ishimaru /Japon
• Johann Sebastian Bach (1685 – 1750), Prélude et fugue en ut mineur
• Camille Saint Saens (1835 – 1921), Fantaisie en mi bémol majeur
• César Auguste Franck (1822 -1890), Priére
• Louis Vierne (1870 – 1937), Final de la Symphonie n° 1
Nella Cattedrale di Notre Dame di Parigi si trovano due organi a canne :
L’Organo Maggiore (in francese: Grand Orgue), situato sulla cantoria in controfacciata, con 132 registri distribuiti su cinque tastiere e pedaliera;
L’Organo del Coro (in francese: Orgue de Choeur), situato sulla sinistra del coro, con 30 registri distribuiti su due tastiere e pedaliera.
La Cattedrale di Notre Dame è il principale luogo di culto cattolico di Parigi, sede vescovile dell’Arcidiocesi di Parigi, il cui Arcivescovo metropolita è anche primate di Francia.
L’imponente monumento è ubicato nella parte orientale dell’Île de la Cité, proprio nel cuore della capitale francese, nella omonima piazza e rappresenta una delle costruzioni gotiche più celebri del mondo.
E’ monumento storico di Francia dal 1862 e Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO dal 1991.
Natale 2013 … con i “Forconi”!

In questa settimana, a pochi giorni da Natale e dalle festività di fine anno, è improvvisamente montata in tutto il territorio italiano la protesta dei c.d. “Forconi”, un movimento spontaneo e trasversale, che si sta allargando via via a diverse categorie sociali.
Agricoltori, metalmeccanici, trasportatori, studenti, commercianti, pensionati, casalinghe e chi più ne ha più ne metta.
Sicuramente sono “figli” della crisi, la grave e lunga crisi che coinvolge l’Italia, ma anche l’Europa e buona parte del mondo.
La protesta dei “Forconi” sta interessando il Nord, il Centro e il Sud dell’Italia; i manifestanti occupano stazioni ferroviarie, autostrade, piazze ed uffici pubblici, provocando l’interruzione del traffico ferroviario e stradale, con difficoltà per la popolazione negli spostamenti.
Nella giornata di ieri, inconvenienti si sono verificati anche nei collegamenti ai confini soprattutto con la Francia.
Uomini, donne, giovani e anziani, tutti insieme senza alcuna rappresentanza sindacale né politica.
Un fenomeno a quanto pare del tutto imprevisto ed imprevedibile.
Bene la protesta nelle piazze, ma attenzione agli infiltrati che approfittano della peculiare situazione per creare disordine, con esiti a volte infausti.
Il Natale è vicino e non possiamo che augurarci la fine dei disordini, ma soprattutto la fine della crisi che è all’origine di tutto questo.
Buon Natale e Felice Anno Nuovo a Tutti!
La vignetta, di Valeriano
I Forconi impediscono a Babbo Natale di portare i regali
http://www.ragusanews.com/articolo/37507/i-forconi-bloccano-babbo-natale
Nelson Mandela, il gigante!

A Johannesburg, una folla di 80.000 di persone ha partecipato oggi alla cerimonia commemorativa del leader sudafricano, morto lo scorso giovedi 5 dicembre all’età di 95 anni.
Nelson Mandela, familiarmente chiamato “Madiba” è stato salutato nel “Fnb Stadium” di Soweto alla presenza di un centinaio di Capi di Stato, giunti per l’occasione da tutte le parti del mondo.
Per gli Stati Uniti, il Presidente Barack Obama e la moglie Michelle, gli ex capi di Stato George W. Bush e Bill Clinton, con la moglie Hillary, il Presidente del Sudafrica Jacob Zuma, il Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon e l’ex Segretario Kofi Annan, il Presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso, il Presidente del Consiglio italiano Enrico Letta, e tanti altri.
Durante la cerimonia, anche Obama ha letto un elogio funebre in ricordo del defunto eroe nazionale e Premio Nobel per la Pace, Nelson Mandela.
A pochi è sfuggita la “storica” stretta di mano tra Barack Obama e Raul Castro, Presidente cubano. Sicuramente un segnale di distensione e ci auguriamo che possa poter rappresentare anche un inizio di apertura verso il superamento del “blocco” Usa-Cuba, che dura ormai da troppi anni.
Dopo l’odierna commemorazione di Johannesburg, la bara con i resti mortali di Nelson Mandela verrà trasportata ed esposta nella sede del Governo, lo “Union buildings” di Pretoria, dove il corteo funebre sfilerà poi nelle strade della capitale amministrativa del Sudafrica.
Il funerale di stato dell’eroe della lotta all’apartheid – privato della libertà personale per 27 anni e poi divenuto Presidente del suo Paese – si terrà infine domenica 15 dicembre a Qunu, il villaggio natale di “Madiba”.
L’usanza locale vuole che ciascuno ritorni alla terra natìa per essere lì seppellito, proprio come avverrà per lui.
Una giornata importante, dunque, quella di oggi a Johannesburg; una giornata che finirà sicuramente nei libri di storia: la presenza e l’emozione dei grandi della terra per Nelson Mandela; la commozione della folla sotto una pioggia battente (nella tradizione africana, si dice che la pioggia “apre le porte del cielo”); infine, il gesto di speranza, tra i due Capi di Stato degli Stati Uniti e di Cuba.
Una giornata dedicata a celebrare colui che è stato definito “gigante”, perché “le idee non possono essere rinchiuse tra le mura di una prigione, o essere uccise dalla pallottola di un assassino. Madiba mi ha reso un uomo migliore” – ha detto Barack Obama, “salutando” Nelson Mandela durante il proprio intervento commemorativo.
Nel discorso più atteso della giornata – quello di Obama – il primo parallelo tracciato è stato quello con Gandhi e Martin Luther King: perché come loro “Mandela è stato un’icona del XX secolo”. Il secondo accostamento, invece, è quello con Abraham Lincoln: “Seppe tenere insieme il suo Paese che rischiava di spaccarsi”. E’ dunque un elogio a tutto campo quello reso a “Madiba” dal Presidente degli Usa, che dice ancora: “Ringraziamo il Sudafrica per aver condiviso con noi Mandela. La sua lotta è stata la nostra lotta. Il suo trionfo, il nostro trionfo. La vostra dignità, la vostra speranza, hanno trovato espressione nella sua vita, e la vostra libertà, la vostra democrazia sono il lascito di quest’uomo. Io e Michelle abbiamo beneficiato delle battaglie di Mandela per i diritti civili. Negli Stati Uniti e in Sudafrica c’è voluto il sacrificio di innumerevoli persone per risolvere la questione del razzismo. Mandela è l’ultimo grande liberatore del XX secolo. Mandela è unico e non vedremo mai più uno come lui”. Nel ribadirlo, Obama lancia un appello ai giovani perché ne raccolgano gli insegnamenti.
A ruota, però, improvvisa arriva la sferzata: “Troppi leader nel mondo – dice il numero uno degli Stati Uniti – sono solidali con la lotta di Mandela per la libertà, ma non tollerano il dissenso dal proprio popolo”.
[Le immagini ed alcune delle informazioni riportate nel presente articolo sono desunte da servizi giornalistici pubblicati su diversi siti internet]
Tanto tuonò … che piovve!

E non si tratta soltanto di un semplice acquazzone, ma di un ciclone che a quanto pare (e si spera soprattutto) spazzerà via la vecchia nomenclatura politica italiana che, per anni, per ormai lunghi anni, ha bivaccato, occupando i palazzi del potere tra inciuci e malefatte di ogni genere … nessun partito escluso!
Come d’incanto, all’improvviso, ci si accorge che anche in Italia si può confidare per la guida del Paese nei giovani quarantenni, così come fanno all’estero. Basti citare qualche nome, come J.F.Kennedy, B.Clinton, B.Obama, T.Blair, D.Cameron, J.M.Aznar, J.L.Zapatero e tanti altri ancora.
Nel mare in tempesta, ove a malapena si mantiene a galla una nave sgangherata, malamente guidata da vecchi e malsicuri nocchieri, ecco che si ammutinano e prendono il comando i novelli “capitani coraggiosi”, giovani quarantenni che vogliono mettersi alla prova e cercare di cambiare rotta per raggiungere lidi più sereni e più sicuri.
Non è un caso che il giovane Matteo Salvini (40 anni) prenda le redini della Lega Nord, sfidando il vecchio leader storico Umberto Bossi, in un passaggio di primarie che lo vede vittorioso con l’82% dei consensi; che il giovane Angelino Alfano (43 anni) si ribelli al leader carismatico Silvio Berlusconi e fondi un nuovo partito di centro destra, prendendo le distanze da una “rinnovata” Forza Italia alla deriva populista e forse anche un po’ estremista; che la giovane Giorgia Meloni (38 anni) decida di staccarsi dal Popolo delle Libertà e metta su “Fratelli d’Italia”, con un discreto seguito di giovani simpatizzanti.
E, che dire infine del trentottenne Matteo Renzi, che a breve distanza dall’inizio della sua “battaglia di rottamazione della Leopolda”, è riuscito a conquistare la segreteria del Partito Democratico con quasi il 70% dei voti alle primarie. E non sembra che voglia fermarsi qui, visto che già alla scorsa tornata elettorale aveva sfidato Pier Luigi Bersani per la corsa alla Presidenza del Consiglio.
Presidenza oggi affidata ad Enrico Letta, un altro giovane quarantaquattrenne, che sicuramente non potrà non tener conto dei nuovi assetti che si sono andati consolidando nella compagine dei diversi schieramenti politici nazionali, soprattutto in termini di indirizzo rispetto ai bisogni e alle aspettative degli italiani.
E’ indubitabile che con questi nuovi politici quarantenni si apre in Italia una nuova stagione; staremo quindi a vedere cosa saranno capaci di fare, soprattutto rispetto alle sfide che ci attendono sia in campo nazionale che sul piano europeo. Auguriamoci, ad esempio, che venga posto termine all’annosa contrapposizione strumentale, un tempo giustificata dalle opposte ideologie, e che ci si incammini verso un futuro di confronto dialettico finalizzato esclusivamente al bene comune e all’interesse primario dell’Italia e dei cittadini italiani.
La “Madonna di Foligno” di Raffaello esposta a Milano

Il prestigioso dipinto di Raffaello, proveniente dai Musei Vaticani, esposto per la prima volta a Milano, nella splendida Sala Alessi di Palazzo Marino, sede del Comune, dal 28 novembre 2013 al 12 gennaio 2014.
Ancora un bel regalo di Natale: per il sesto anno consecutivo, il Comune di Milano in collaborazione con l’Eni (Ente Nazionale Idrocarburi) e con i grandi musei del mondo, prosegue l’iniziativa di esporre, in occasione di Sant’Ambrogio e delle festività natalizie e di fine anno, un capolavoro di eccezionale pregio; un “pezzo unico” sul quale polarizzare l’interesse dei visitatori, con l’ausilio di guide ben preparate e di strumenti multimediali d’avanguardia.
L’evento di Palazzo Marino determina ogni anno nuovi record di affluenza di pubblico; l’esposizione di “Amore e Psiche” dello scorso anno è stata la mostra più visitata d’Italia.
E, quest’anno, grazie al contributo dei Musei Vaticani, è possibile ammirare un’opera straordinaria di Raffaello, uno dei più celebri pittori della storia.
La “Madonna di Foligno”, radiosa pala d’altare del 1512, alta più di tre metri per due circa di larghezza, in origine olio su tavola e in seguito trasportato su tela.
Il primo lavoro pubblico eseguito dall’artista a Roma per la Chiesa di Santa Maria in Aracoeli, ove traspare la bellezza dell’equilibrio armonico ed espressivo, in un insieme non affatto scontato ma che, al contrario, riserva autentico stupore.
E’ sempre un’emozione poter ammirare, de visu, un capolavoro come questo del grande maestro urbinate.
La Madonna con in braccio il Bambino Gesù appare entro un grande nimbo dorato (disco di luce posto sulla testa o dietro a essa in immagini di divinità), seduta su una nuvola e circondata da una corona di cherubini che prendono forma dalle nuvole. Angeli fatti della stessa sostanza delle nuvole.
In basso, da sinistra, sono raffigurati San Giovanni Battista, San Francesco d’Assisi (fondatore dei Frati Minori che reggevano la Chiesa di Santa Maria in Aracoeli) e San Girolamo, riconoscibile dal leone mansueto, che presenta a Maria il committente (Sigismondo de’ Conti) inginocchiato. Al centro si vede un angioletto che rivolge uno sguardo trasognato verso l’apparizione celeste; regge in mano una tabella in cui originariamente doveva (probabilmente) trovarsi un’iscrizione che ricordava il voto del committente.
Il paesaggio al centro descrive sinteticamente l’evento miracoloso, con un arcobaleno che simboleggia la protezione divina e il lieto fine. Si vede infatti un oggetto infuocato dirigersi verso un edificio, che secondo l’astronomo americano H. A. Newton, sarebbe un bolide che apparve al momento della caduta di una meteorite.
Nel paesaggio, dall’atmosfera umida e trepidante, con effetti luminosi di grande originalità, sono leggibili influenze del tonalismo veneto, nonché di autori ferraresi quali Dosso Dossi. La posizione al centro della pala per rievocare l’evento miracoloso ricorda inoltre l’impostazione della Pala Portuense di Ercole de’ Roberti. La Vergine ricorda quella dell’Adorazione dei Magi di Leonardo e il Bambino quello del Tondo Doni di Michelangelo, quasi a voler seguire una sorta di contaminatio di modelli illustri.
Il collegamento tra le due parti della pala è intensificato dall’orchestrazione cromatico-luminosa e dai numerosi rimandi di gesti e sguardi: Giovanni, Francesco adorante e l’angioletto indirizzano l’occhio dello spettatore verso Maria, che si rivolge al donatore (Sigismondo de’ Conti), ricambiata. Il gruppo della Madonna col Bambino è raccolto in un ovale sotto il mantello protettivo di Maria e, come nelle migliori opere di Raffaello Sanzio, ha quella viva naturalezza che rende l’ideale bellezza estremamente familiare allo spettatore. Il Bambino, ad esempio, non è ritratto come il Dio benedicente conscio della sua missione, ma come un vero e proprio fanciullo che sembra divincolarsi dall’abbraccio della madre per coprirsi sotto il velo.
Straordinariamente acuto è il ritratto del committente, spesso giudicato una delle migliori prove in assoluto del Sanzio in questo genere. L’anziano prelato ha il volto scavato, gli zigomi angolosi, gli occhi infossati ed espressivi, le mani ossute e grinzose.
“L’opera è uno degli apici della pittura universale” – ha commentato il prof. Antonio Paolucci, Direttore dei Musei Vaticani, il giorno 27 novembre 2013 in occasione dell’inaugurazione della mostra – “Documenta il momento storico nel quale Raffaello incontra il colore veneziano. Non si può essere più bravi di così. Oltre non è possibile andare nella rappresentazione della Bellezza. Sono sicuro che gli ospiti di Palazzo Marino in questa mostra fatta di un solo capolavoro voluta da Eni, lo capiranno”.
A Milano, presso la Sala Alessi di Palazzo Marino, i capolavori delle precedenti edizioni sono stati: La Conversione di Saulo di Caravaggio – dalla collezione Odescalchi – 2008; San Giovanni Battista di Leonardo da Vinci (2009), Donna allo specchio di Tiziano (2010), Adorazione dei pastori e San Giuseppe falegname di Georges de La Tour (2011) e Amore e Psiche stanti di Antonio Canova e Psyché et l’Amour di François Gérard (2012), dal Museo Louvre di Parigi.
Storia
La “Madonna di Foligno” è un dipinto a olio su tavola trasportata su tela (320 × 194 cm) di Raffaello, databile al 1511 – 1512 e conservato nella Pinacoteca Vaticana nella Città del Vaticano.
Il dipinto venne commissionato da Sigismondo de’ Conti, segretario di papa Giulio II, come ex voto per il miracolo che aveva visto uscire la sua casa di Foligno illesa dopo essere stata colpita da un fulmine (o un bolide). La pala si trovava nella Chiesa di Santa Maria in Aracoeli a Roma, luogo di sepoltura di Sigismondo, da dove nel 1565 una monaca nipote del donatore la fece trasferire nella Chiesa di Sant’Anna a Foligno, presso il Monastero delle Contesse della Beata Angelina dei Conti di Marsciano. Fu rastrellata durante l’occupazione francese nel 1797 e portata a Parigi, dove l’opera fu trasportata su tela, verso il 1800-1801, da Francois Toussaint Hacquin, lo stesso che trattò analogamente la Vergine delle Rocce. In seguito al Trattato di Tolentino il dipinto tornò in Italia (1816), ma il pontefice Pio VII, come per altre opere importanti d’arte sacra che vanta oggi la Pinacoteca Vaticana, decise di trattenerla a Roma.
L’opera venne realizzata presumibilmente nel mentre l’artista lavorava alla “Stanza di Eliodoro”, ed è il precedente più vicino alla “Madonna Sistina”.
La “Stanza di Eliodoro” è uno degli ambienti delle “Stanze di Raffaello” nei Musei Vaticani, decorato tra il 1511 e il 1514, e “La Madonna Sistina” è un dipinto a olio su tela (265×196 cm) di Raffaello Sanzio, databile 1513 – 1514 circa e conservato nella Gemäldegalerie di Dresda.
Nel 1957 – 1958 la “Madonna di Foligno” venne infine restaurata da Cesare Brandi.
L’immagine ed alcune delle informazioni riportate nel testo sono tratte dal sito: http://it.wikipedia.org/wiki/Madonna_di_Foligno
John Fitzgerald Kennedy a 50 anni dalla sua morte

Il 22 novembre 1963 avevo diciotto anni e mezzo ed ero grande abbastanza per comprendere ed emozionarmi, insieme alla moltitudine delle popolazioni del mondo dell’epoca, per un evento tragico e sconvolgente al tempo stesso, che si era consumato a migliaia di chilometri dal mio paesello.
Ci piaceva molto questo nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America, era giovane, un po’ stravagante, con una bellissima moglie e dei bambini che gli giravano intorno, a volte anche nei momenti più formali dei suoi incarichi istituzionali.
Proprio il contrario dei nostri “vecchi bacucchi” politici italiani del dopoguerra, che ci davano il senso di puro formalismo (probabilmente solo di facciata) e di una distanza abissale dal popolo che li aveva pur eletti e grazie al quale potevano sedere in Parlamento.
L’eco che la tragedia di Dallas propagò nel mondo fu di un effetto colossale, grazie anche alle immagini trasmesse dalla “televisione”, che proprio in quegli anni cominciava a prendere consistenza.
A memoria, forse fu proprio l’uccisione di John Fitzgerald Kennedy il primo grande evento divulgato in diretta televisiva.
Restammo tutti sbigottiti per la gravità e la temerarietà di quanto accaduto.
Avevano ammazzato nientemeno che il Presidente degli Stati Uniti, la nazione più forte in assoluto del mondo, la più evoluta, la più organizzata e la più protetta da una rete invidiabile di servizi (segreti o meno che fossero).
Ma c’era anche di mezzo una questione di natura più sentimentale: quel giovane Presidente aveva comunque fatto breccia nel cuore di molta gente non solo nel suo Paese ma in molte parti del mondo, Italia compresa (antiamericanisti senza se e senza ma, a parte).
Avrà anch’egli avuto i suoi difetti, tant’è che in questi cinquant’anni la sua vita è stata rivoltata veramente come un calzino. Dalla sua vita mondana (in primis, la leggenda dei suoi amori con l’attrice Marilyn Monroe, la cui morte resta ancora avvolta in un velo di mistero), alla natura delle attività – si dice fossero poco lecite – della sua famiglia di origine; tutti alla ricerca di scoop.
Ma, al di là della buona o della cattiva sorte, tutti hanno poi alla fine, nel bene o anche nel male, contribuito a creare il mito John Fitzgerald Kennedy, di cui a cinquant’anni dalla sua morte ancora viva è la sua presenza.
Ho voluto anch’io, come tanti, far visita alla sua tomba presso il Cimitero di Arlington a Washington, in primavera del 2009, in compagnia di mia moglie.
Una semplice pietra con la sola incisione di una croce, del suo nome e di due date: 1917 e 1963.
Un Cimitero, quello di Arlington a Washington, di una semplicità unica e di una maestosità senza paragoni nel contempo.
Immensi prati verdi ben rasati e semplici lapidi bianche perfettamente allineate … niente altro.
Eppure, in quel silenzio, nel mentre effettui la tua visita, avverti una sensazione straordinaria: ti pare di percepire lo spirito degli eroi e dei grandi personaggi che hanno fatto la storia dell’America, che aleggia nell’aria e ti avvolge in un grande abbraccio.